Questo fine settimana sarò a Pisa, per partecipare a Italiano Corretto.
Parlando del convegno con un collega, la conversazione ha preso una strana piega.

La sua tesi, in breve: per noi che scriviamo e traduciamo per mestiere, certe cose sono all’ordine del giorno. Perché investire del tempo per sentirci dire da altri ciò che sappiamo già intuitivamente? Per dirla con l’antico adagio: vale più la pratica della grammatica.

Indubbiamente, l’esperienza ha un ruolo fondamentale. Sapere senza fare non porta risultati … ma anche la pratica, da sola, non basta.

Certo, inondare la propria agenda (pardon, il planning) di corsi può essere controproducente. Si rischia di fossilizzarsi sul sapere senza mettere a frutto ciò che si è appreso. Tuttavia, anche farsi prendere dall’ansia del fare trascurando la teoria può far danni.

Nella vita di un professionista, pratica e grammatica dovrebbero andare a braccetto.

La formazione non è un orpello inutile. È un atto di responsabilità e rispetto nei confronti del nostro lavoro e dei nostri clienti. L’importante è saper scegliere quali (e quanti) corsi seguire, per non restare impantanati nel loop dell’erudizione fine a se stessa.

Senza nulla togliere alla saggezza popolare.

Box chi sono

Sono Alessandra, copywriter e traduttrice di Torino. Con il mio lavoro, aiuto professionisti e aziende a raccontare idee e progetti in modo più efficace e autentico. Perché la comunicazione è alchimia.