Quando ho deciso di affrontare il percorso di rebranding iniziato a gennaio, ho capito che non avrei potuto farlo da sola. Meglio: farlo da sola, anche se tecnicamente possibile, avrebbe portato a risultati diversi.

Per me, “il mio business” è sempre stato qualcosa di pratico. Fondato su passione, talenti, competenze e convinzioni personali… ma solido e ben ancorato a terra. Pianificare, organizzare, prevedere, analizzare, migliorare: mi sono mossa come un generale, perché un’azienda – per quanto micro – è sempre un’azienda.

Questa modalità mi appartiene, ha funzionato, funziona. È la mia comfort zone e il modo in cui ho creato e fatto crescere la mia attività negli ultimi quindici anni.

Eppure, in questa fase di transizione, non sarebbe stata sufficiente a farmi ottenere ciò che desidero. Perché guardare con gli stessi occhi mi avrebbe portata alle stesse conclusioni.
Certo, ci sarebbero stati alcuni cambiamenti… ma nulla di sostanziale. Un bel restyling forse, non una trasformazione.

Così ho deciso di accantonare l’approccio da capitano solitario e di provare qualcosa di nuovo. Di disegnare e colorare fuori dagli schemi per tracciare una nuova rotta. E il lavoro di questi mesi con Anna sta confermando la bontà della scelta.

L’espressione inglese think outside the box esprime bene il concetto: per avere nuovi orizzonti occorre saper guardare oltre le pareti – di cartone, cemento o mentali che siano. Scoprendo, magari, che quell’idea inaspettata e un po’ matta parla proprio di noi.

Sono Alessandra, copywriter e traduttrice di Torino. Con il mio lavoro, aiuto professionisti e aziende a raccontare idee e progetti in modo più efficace e autentico. Perché la comunicazione è alchimia.