Ah, il curriculum vitae. Croce e delizia di ogni freelance. Anche se non cerchi un impiego fisso, questo strumento non può mancare nel tuo marketing kit. Vuoi collaborare con agenzie, studi, intermediari assortiti? Non c’è scampo: ti chiederanno il benedetto CV. Vuoi aumentare le tue possibilità di essere notato per i motivi giusti? Qui ti racconto come (e perché) evitare 4 errori comuni.

Titoli professionali esagerati

Un paio di anni fa ho “rifatto il look” al CV di un web designer. Nella versione di partenza, l’intestazione a caratteri cubitali recitava:

CEO – MARIO ROSSI

Un disastro completo.

Titoli come “amministratore delegato” o “presidente” hanno senso solo se possiedi o gestisci un’azienda. Se sei un freelance con partita IVA, sono menzogne … anche un po’ ridicole.

Un conto è essere orgogliosi del proprio lavoro, un altro è gonfiare il curriculum vitae con titoli altisonanti che non rispecchiano la realtà. I clienti fiutano queste baggianate a chilometri di distanza. Se sentono puzza di imbroglio, il “no” è assicurato.

Frasi disperate

Espressioni come “lavoro a tariffe concorrenziali”, “disponibile 7 giorni su 7” o “professionista veloce ed economico” possono affossare il tuo CV in un battito di ciglia.

Pensaci: nessun professionista che lavora da solo può essere davvero disponibile 7 giorni su 7. Inoltre, la promozione basata sulle tariffe al ribasso non trasmette il messaggio giusto – a meno che tu non voglia lavorare per l’equivalente di un pranzo al sacco.

Il curriculum del freelance dovrebbe concentrarsi sul valore aggiunto che il professionista può offrire, non sul suo bisogno di trovare nuovi clienti. Quindi: evita le frasi disperate. Racconta invece che cosa fai e come questo può fare la differenza per i tuoi clienti.

Esperienze non significative

Un altro degli errori tipici dei CV di professionisti freelance sono le esperienze lavorative poco pertinenti. Mi spiego: per un cliente, sapere che un web designer (o fotografo, copywriter, traduttore eccetera) ha lavorato per tre mesi come cameriere alle Canarie è solitamente inutile. A meno che tu non sia un cameriere freelance, ovviamente.

Per selezionare le esperienze da inserire nel curriculum vitae, parti da una domanda: quanto è rilevante questa esperienza nel mio contesto attuale?  Che cosa, di ciò che ho imparato in quella occasione, uso nel mio business oggi?

Se non ti viene in mente nulla, conserva i tuoi trascorsi nel cassetto dei ricordi. Il curriculum deve essere sintetico. Usa lo spazio a tua disposizione per valorizzare le esperienze lavorative più importanti agli occhi dei tuoi potenziali clienti.

Competenze-non-competenze

Notizia bomba: al giorno d’oggi, tutti si aspettano che tu sappia scrivere una mail, creare un documento in Word o fare ricerche su internet. Eppure, il 98% dei CV che ho revisionato negli ultimi anni conservava reliquie del tempo in cui la parola internet faceva colpo.

Anche questo errore – come quello precedente – è figlio del curriculum vitae “tradizionale”, quello che si invia sperando in un’assunzione. Per i freelance, il CV ha una funzione diversa e deve essere pensato in maniera diversa.

Se nel tuo business le competenze informatiche contano, inserisci software gestionali (contabilità, gestione magazzino, analisi, …) software di sviluppo o altri programmi essenziali per offrire al cliente i tuoi servizi/prodotti. Se invece svolgi un’attività di tipo artigianale o artistico, puoi tralasciare il mondo IT e dare spazio alle tue competenze tecniche o a un breve portfolio di progetti o eventi.

Sono Alessandra, copywriter e traduttrice di Torino. Con il mio lavoro, aiuto professionisti e aziende a raccontare idee e progetti in modo più efficace e autentico. Perché la comunicazione è alchimia.